29 febbraio 2008

Cogli la prima mela

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12 febbraio 2008

Il carrozzone

Scusate il silenzio, un po’ più prolungato del solito. Ora l’interrompo, almeno momentaneamente. Ammesso che questo interessi a qualcuno. Purtroppo non ce l’ho fatta, e nutro tuttora profonda invidia per tutti coloro che riescono ad esprimersi normalmente. Che riescono a dare le notizie e che riescono anche a commentarle come nulla fosse. Ci vuole stomaco. Io ho dovuto prendermi una pausa e fare un bel respiro profondo. Quello che ho inalato però non odorava di pane fresco. Puzzava piuttosto come la spazzatura campana. Durante questo primo mese del 2008 è successo di tutto, per questo mi sono sentito smarrito. La crisi dei rifiuti, il caso Mastella, la caduta del governo, la decisione di ritornare alle urne, l’inizio della campagna elettorale e le prime conseguenti stronzate d’artificio. In tutto questo conservo una sola amara certezza: non cambierà un beneamato cazzo. L’ultima chicca l’ho letta oggi: Ferrara vuole correre alle elezioni. Era ora. Almeno così butterà giù qualche chiletto, che di certo male non gli fa. Ha già rassicurato tutti che non si tratterà tuttavia di un partito, ma di un movimento. Nel suo caso, sarà di certo un movimento di panza. In ogni caso niente paura, sarà un aborto. Il premio simpatia va però a Valentino Rossi, che in tutto questo non c’entra nulla, ma che è riuscito a rimediare al danno d’immagine causato dall’evasione fiscale con una grottesca foto che lo vede sorridente al fianco del presidente dell’Ufficio delle Entrate. Entrambi contenti, come alla Ruota della Fortuna. A proposito, a quando una petizione per toglierci dalle palle quel simpatico pirla del figlio della signorina Silvani? Sono amareggiato. Berlusconi mi ha consigliato di alzarmi e camminare, ma io non ce la faccio. Per convincermi mi ha mostrato le stigmate. Ha pure aggiunto che dovremmo tutti ringraziare Mastella per aver fatto cadere il governo. Non posso, ho la nausea. Vorrei soltanto ricordare che il suddetto governo è caduto perché il suddetto Ministro non si è sentito adeguatamente protetto. Non mi pronuncio, attendo il parere di Ruini. Intanto il carrozzone della campagna elettorale si è rimesso in moto. Tanto non si era mai fermato. A tutti i partiti la cosa fa piacere, considerati i lauti finanziamenti pubblici approvati unanimemente un anno e mezzo fa. A noi invece la cosa non può fare piacere alcuno, dato che saremo inaciditi per i prossimi due mesi da incomprensibili comizi televisivi basati sulla confusione. Tratteremo male il nostro vicino, macellaio, collega. Proveremo odio per la parte avversaria, ammesso che capiremo da che parte schierarci. Vivremo male, ma ad aprile ci sarà un Italia nuova. Fidatevi gente, fidatevi.

09 gennaio 2008

Sarkazy Sua e... de su nonno

Soddisfatto di aver detto anch'io la mia sul caso Sarkozy - Bruni mi sono imbattutto in un'osservazione della scrittrice Lidia Ravera pubblicata proprio ieri su L'Unità (e sul sito personale dell'autrice) dalla quale apprendo che a fare incontrare il Presidente e l'ex modella sarebbe stato un amico comune. Niente di strano direte voi, la maggior parte delle relazioni nascono proprio così. Ingenui vi dico io. La comune conoscenza infatti altro non è che il celeberrimo pubblicitario Jacques Seguela. Per coloro che non avessero mai sentito parlare di lui, il nostro Jacques oltre a essere diventato famoso per aver curato la campagna elettorale di Mitterand al tempo della sua storica vittoria e per essere considerato l'arteficie proprio di quella vittoria oltre che del successo di molti prodotti, è autore di gustosissimi saggi sulle tecniche di comunicazione, riconoscibili, peraltro, dall'ironica originalità dei titoli. Tra questi consiglio la lettura di "Hollywood lava più bianco" (edito da Lupetti) nel quale Seguela, oltre a raccontare aneddoti sulla sua carriera, esibisce il metodo da lui elaborato per costruire l'identità di un prodotto. Si tratta di un volumetto molto divertente che merita di essere letto anche da chi in genere non si occupa di comunicazione perché permette di cogliere molti aspetti dei moderni modi di fare pubblicità. Chi invece lavora nel settore può trovare nuovo entusiasmo per una delle professioni sicuramente più affascinanti che ci siano. A parte questa scadente recensione vorrei porre alla vostra attenzione soltanto il fatto che nel manualetto di Seguela il prodotto, sia esso un wurstel o un Presidente della Repubblica, viene paragonato a una star di Hollywood e come tale va trattato e comunicato. Nel momento in cui scrivo non ho la fortuna di avere il libro sottomano per citare alcuni passaggi più esemplificativi, ma credo che una lettura, per chi fosse interessato, fornirebbe una nuova visione anche della love story francese, sulla quale, credo, il buon Seguela abbia svolto un ruolo ben maggiore di quello normalmente ricoperto da un amico in comune.

08 gennaio 2008

Sarkazy Sua

Pur non trovandoci noi in Francia, e forse proprio perché non siamo francesi, ogni italico mezzo d’informazione che si rispetti ha almeno una fotina, uno strillino o un misero trafiletto dedicato all’educazione sentimentale del presidente francese. Avendo questo blog ormai raggiunto il rango di media a tutti gli effetti grazie alle numerose visite quotidiane degli ultimi tempi, noi della redazione di Bruttapiega non potevamo esimerci da dedicare almeno un minuscolo post a uno dei principali problemi degli italiani: Monsieur Sarkozy. Per quale motivo il latin lover d’oltralpe susciti tanto interesse nel bel paese è quantomeno un mistero. Ma la vera domanda è: siamo sicuri che all’italiano medio interessi veramente cosa fa quest’uomo? In fondo, che gliene cala? Supposizioni strampalate potrebbero portarci a ritenere che gli italiani in fondo - come parrebbero dimostrare pure gli ascolti dei reality - non sono altro che un popolo affetto da morboso voyeurismo, approccio nato forse nel Medioevo, allevato dalla tradizione letteraria dantesca, divenuto arma bellica con la delazione del ventennio e consacrato dalla commedia sexy all’italiana degli anni Settanta come fenomeno del tutto naturale del nostro costume. Lingue più maliziose potrebbero invece insinuare che in realtà a nessuno freghi un bel fico secco delle tresche del nostro francesino, ma che le notizie, o meglio le non-notizie, su di lui servano soltanto per alleggerire la tensione e deviare l’attenzione dei lettori dai loro reali problemi (per esempio avete più sentito parlare della corruzione dei senatori? E Saccà dove sta? Mica esiste solo l’immondizia…). Una terza teoria è quella, sempre valida, delle public relations: un uomo politico - Berlusconi docet - non è più soltanto un funzionario, ma è innanzitutto un personaggio pubblico e il confine tra questo e lo star system è quanto meno labile, almeno nella percezione distorta di chi siede davanti al tubo catodico e viene preso a schiaffi dal polverone televisivo. Quindi più se ne parla meglio è, secondo l’adagio “parliamone anche male purché se ne parli”. In questo caso il pluridivorziato Sarkò, dopo la vicenda Cecilia, doveva innanzitutto rialzare le sue quotazioni come uomo prima che come politico. Tanto la politica non interessa a nessuno e poi, diciamocelo, chi la capisce. Lui, o qualcuno per lui, ha capito che un presidente è innanzitutto un prodotto commerciale, esattamente come una velina, un calciatore o un wurstel. Non c’è differenza. Solo che il wurstel deve acquistare gli spazi televisivi per farsi pubblicità, un presidente no. Un wurstel per entrare nel cuore dei suoi estimatori ha due possibilità: essere buono o essere economico. Un presidente ne ha altrettante: essere un bravo politico o essere un uomo invidiato. È chiaro quale strada abbia scelto il francese. Ma a noi italiani cosa cambia? Assolutamente nulla, ma non possiamo fare a meno di farci i cazzi degli altri e trarne giubilo. Vorrei però concludere con un quesito tecnico per chi è in grado di rispondermi (e per chi ha avuto la costanza di giungere in fondo a questo post): come diavolo fa Sarkozy a sposarsi con la Bruni a Febbraio se ha appena depositato la richiesta di separazione da Cecilia? Ma non era sposato fino all’altro ieri? Vi prego illuminatemi.

20 dicembre 2007

BerlUstioni

(ANSA) - ROMA, 19 DIC - Ustioni lievi ma molto dolorose per Silvio Berlusconi, vittima di un banale incidente domestico con una borsa dell'acqua calda.A quanto si apprende dalla sua residenza-ufficio romana di Via del Plebiscito, l'ex premier nel pomeriggio si e' sentito poco bene e si e' messo a letto con la borsa dell'acqua calda. Nel tentativo di far uscire l'aria dalla borsa, avrebbe accidentalmente versato il liquido bollente, provocandosi ustioni di secondo grado sul petto, sul collo e su una mano.

Bondi parla di stigmate; secondo Bonaiuti dopo il contatto anche l'acqua calda, di evidente provenienza comunista, si è convertita e voterà per il Popolo della Libertà. Berlusconi, interpellato a caldo ha parlato di intimidazioni inaccettabili da parte della magistratura e di armata rossa degli acquedotti, ricordando di quando anche lui era un'idraulico.


19 dicembre 2007

L'importante è esagerare


L’ha rifatto: quando qualcuno lo indica, lui prende con le mani un po’ di sabbia e la getta in aria. È la sua tecnica, elaborata e affinata da anni di presidio delle pubbliche scene. Se qualcuno lo accusa, prima attacca e poi parla d’altro:
1) “è l’armata delle toghe rosse che si rimette in moto
2) “Calciopoli era una montatura…”.
Lui è vittima dei maligni, mentre il popolo è dalla sua parte... scimmie comprese ovviamente.

17 dicembre 2007

Supertelegattoneee... miaoooo

Puntuali come il panettone sulla tavola a Natale (sciopero degli autotrasportatori permettendo) o come l'influenza che in questa stagione costringe a letto mezza Italia, anche quest'anno sono arrivate le nomination dei Telegatti, o meglio i Mediagatti. Lontanissimi i tempi in cui il celebre gattone dorato, con fare sornione si aggirava tra i vari programmi della TV e da ruffiano doc faceva le fusa a tutti tanto nell'emittente privata che in quella pubblica, senza mostrar preferenza alcuna. Oggi quel gattone, ormai avanti negli anni, stanco, abbacchiato e un pochino sovrappeso, sembra essersi finalmente accasato. Ovviamente a Mediaset. L'evento televisivo dell'anno è diventato un momento di autocelebrazione per il network del biscione e il popò di esperti che compongono la giuria, capitanata da un gattone con i baffi ancor più in sovrappeso, ruffiano e rosicone del precedente, ha proclamato il suo verdetto: su 12 nomination della categoria TV, 9 sono Mediaset. Trattasi già di vittoria schiacciante. A questo punto sono costretta ad inserire il Telegatto tra le cose decisamente farlocche. Ma sarà in buona compagnia, con tutti gli Amici di Maria De Filippi, il colore dei capelli di Santoro, le lettere ai giornali e quelle a cui risponde Barbara Palombelli in particolare, gli occhialini a raggi x che si trovano nei giornalini negli anni 70, la finta morte di Bobby Ewing in Dallas e tutti gli annunci delle agenzie immobiliari. Un'altra delusione. Detto questo però scorgo che fra le nomination della categoria "informazione e approfondimento" la premiata ditta Baffo & C. ha inserito Lucignolo. Ripeto: Lucignolo. Con buona pace di Mentana che, seguendo il copione dell'anno scorso trito e ritrito quasi quanto il cinepanettone di De Sica-Vanzina-Boldi-Salemme, ha ritirato la candidatura del suo Matrix. Bene io voglio dunque approffittare della potenza mediatica di internet e lanciare da questo blog una campagna pro Lucignolo. E' quindi con accorato appello che vi chiedo di votare per il magazine ggiovane con la G maiuscola di Italia 1 che annuncia "Ehi, ragazzi, tenetevi pronti per dopo la pubblicità: Lucignolo vi conduce tra le luci e, soprattutto, le ombre delle notti selvagge a Milano Marittima". Se non lo votiamo chi ci dirà il prossimo anno come e con chi passerà il Natale Alessia Fabiani; chi allieterà le nostri serate con quella voce suadente da vocalist disoccupato e quelle immagini girate alla cazzo di cane mosse e sfuocate della tangenziale est; chi ci racconterà la filosofia di vità di Melita Toniolo? Fatelo per voi, per i vosti figli, per l'umanità intera.Votate gente votate. Così avremo una tv di merda pure l'anno prossimo.

13 dicembre 2007

Non l'avrei mai detto

Non avrei mai detto che dirigenti Rai potessero agire secondo pressioni di poteri politici ed economici del tutto esterni alla loro azienda, tanto nella scelta di cosa trasmettere quanto in quella di chi assumere e chi cacciare. Non avrei mai detto che potessero “provinare” la Tale o il Talaltro su suggerimento di chi possiede il principale network privato e che, per giunta, consiglia a sua volta su indicazione di diplomatici anche di opposto schieramento politico in previsione di accordi futuri. Faccio un favore a te così tu devi un favore a me: un ragionamento che odora d’italianità più dell’Inno di Mameli. Sarà per questo che non stupisce e non offende. Sarà per questo che riusciamo a usare l’espressione corruzione senza collegarla alla parola reato. Non l’avrei mai detto che questo metodo potesse prevedere l’impiego di ingenti somme di danaro. Investimenti per il futuro, si capisce. Come non avrei mai detto che un senatore potesse rifiutare un corteggiamento da due milioni di euro in cambio di una giornata di ferie. Capisco invece che a ricusare possa essere solo chi non è avvezzo alle italiche pratiche perché eletto in Oceania. Là, in fondo, ci sono i canguri e le cose vanno in maniera diversa. Chi è uomo di mondo invece, o meglio italiano del mondo, certi meccanismi li conosce e capisce quando un’offerta non si può rifiutare. Si rende immediatamente conto che per cinque milioni di euro anche un partito può essere in vendita, specie se la fattura te la firma un uomo di rinomata sudorazione e di addolorata loquacità. Non l’avrei mai detto poi che una volta vinti i mondiali di calcio, Forza Italia avrebbe dovuto cambiare ragione sociale e che il nome del nuovo club sarebbe stato Popolo della Libertà, come non avrei mai detto che per annunciarlo il suo principale finanziatore avrebbe usato una trasmissione televisiva sempre da lui finanziata e condotta dalla propria “delfina”. Non l’avrei mai detto, che intercettazioni e segreti istruttori sarebbero stati sbattuti in prima pagina proprio mentre il New York Times dipingeva l’Italia come un paese del Terzo Mondo. Con il dovuto rispetto per il Terzo Mondo. Non l’avrei mai detto che gli italiani piuttosto che essere sorpresi e avere i conati di vomito potessero preferire lamentarsi d’altro, come dell’esser stati costretti a fare il pieno di benzina all’auto anziché aver fatto due volte venti euro in due giorni. Non l’avrei mai detto che per una volta sarei stato d’accordo con i portavoce forzisti: è vero, questo non è il Cile di Pinochet, è l’Italietta di Berlusconi.


10 dicembre 2007

Daniele il recidivo

Luttazzi l'ha fatto di nuovo: si è fatto licenziare. Non riesce a tenersi un lavoro buono che sia uno, con tutti i problemi di occupazione che ci sono oggigiorno. E pensare che stavolta ha fatto proprio tutto da solo, senza nemmeno chiedere l'aiuto di Travaglio. Insultare Ferrara su La7... ma come ti viene in mente dico io. Perché non se l'è presa anche lui con Mastella o Bondi, che hanno dimostrato di saper incassare. Perché non ha preso in mano l'Inferno dantesco e s'è messo a parlare d'amore. E invece no, lui persiste, sempre con questa fissa della satira. Che la sua poi non sia facile da digerire non è un mistero per nessuno. Certo che suona strano un atteggiamento censorio di questo tipo da La 7, che da tempo tenta di eleggersi a rete più aperta d'Italia, quasi quanto GayTV. Personalmente mi sarei aspettato atteggiamenti di irritazione cutanea già dopo la prima puntata, farcita di turpiloqui e di invettive contro Berlusconi & Co. e invece nulla. Il vespaio si è sollevato dopo la replica della quinta puntata dimostrando che Campo Dall'Orto (ma che nome è?) non ha propriamente dei riflessi felini. O forse si.

Il dubbio sulle sue intenzioni non appare privo di fondamento: era realmente preoccupato di proteggere l'immagine del suo uomo di punta Giuliano Ferrara o piuttosto aveva già le palpitazioni per le possibili conseguenze di quello che ancora non era andato in onda? (Luttazzi stava lavorando alla puntata che sarebbe dovuta andare in onda lo scorso sabato, e che avrebbe preso di mira l'Enciclica di Papa Benedetto XVI). Non è meno strano che il telegiornale dell'emittente venerdì non abbia dato (per primo) la notizia della sospensione del programma e del licenziamento del comico (avvenuto a tutti gli effetti oggi), mentre il buon Campo Dall'Orto si era già preoccupato di informare tutte le agenzie. Una svista. Lo stesso Ferrara sembra incuriosito dalla vicenda, tanto da aver invitato i due protagonisti a parlarne a 8 e mezzo, ma senza malizia da odience.


p.s.: D'accordo, la frase che ha causato il suo licenziamento non è delle più eleganti (penso a Giuliano Ferrara in una vasca da bagno, con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta), ma in fin dei conti non diffama nessuno dei personaggi coinvolti... o no?



30 novembre 2007

Natale in casa Cupiello

L'imminente arrivo delle festività natalizie è per tutti fonte di grande gioia ma ancor maggior sbattimento. Scegli l'albero, prepara l'albero, scegli le decorazioni, attacca le decorazioni, compra le luminarie, attacca le luminarie, fai il presepe, manda i biglietti di auguri ad amici e conoscenti e dulcis in fundo scegli i regali giusti per le persone giuste. Davvero un lavoraccio, che richiede passione, dedizione e competenza. Non tutti possono improvvisarsi esperti natalizi, ci vuole savoir faire.


Ora, se per ognuno di noi comuni mortali il Natale commerciale è una grandissima rottura di palle, figuratevi cosa possa essere per chi conta veramente a questo mondo, per una famiglia importante, per, echennesò, per i Bush per esempio. Immaginatevi cosa possa essere organizzare le feste di Natale per la famiglia presidenziale. Per fortuna Laura Bush può contare oltre che sulla sua personale esperienza, sull'appoggio di fior fiore di consulenti e collaboratori che l'aiutano a organizzare e gestire il tutto. Si parla di circa 900 mila cartoline da spedire, 60 mila ospiti da ricevere (e chissà quanto magnano pure) e 33 alberi di Natale, giusto per dare un ordine di grandezza. Per farlo si fa aiutare da 73 volontari (volontari? traduzione: pagati in nero) che lavorano incessantemente anche per preparare il presepe del diciottesimo secolo e soprattutto per l'annuale cortometraggio che vede come protagonista la dolcissima coppia di fox terrier presidenziali.


Dato che capisco la difficoltà e la delicatezza del momento in casa Bush, vorrei anch'io porgere anzi tempo i miei omaggi e gli auguri di passare un sereno Natale, fortunatamente l'ultimo, alla Casa Bianca. Per farlo ho pensato dunque di mandare idealmente alla signora Bush (immortalata nella foto mentre soppesa un'artistica palla) non una ma un sacco di cartoline. Un sacco di cartoline che il governo americano non vuole mostrare a nessuno... Non le ho fatte io, ma i marines che il suo buon maritino ha spedito in Iraq. Per vederle cliccate qui.



27 novembre 2007

Giustizia televisiva

Non mi piace tornare a parlare sempre delle stesse persone, ma ce ne sono alcune che inevitabilmente finiscono per attirare la mia attenzione. In questo caso mi riferisco al Ministro della Giustizia (nonché sindaco di Ceppaloni) Clemente Mastella, reo questa volta di aver bloccato la messa in onda su RaiUno della fiction "Una vita rubata" in palinsesto per ieri sera, dedicata all'assassinio della diciasettenne Graziella Campagna (in foto).

Antefatto: nel 1985 Graziella, che lavorava in una lavanderia nel messinese, fu assassinata dal boss Gerlando Alberti, per aver involontariamente rinvenuto la sua agenda. Dopo 20 anni di indagini, nel 2004 Alberti, assieme al complice Suteri, fu condannato all'ergastolo, ma i giudici della Corte d'Assise furono così distratti da non depositare entro i termini previsti le motivazioni della sentenza, che venne dunque annullata. Scontata un'altra condanna per traffico di droga, l'Alberti uscì dunque dal carcere soltanto un anno e mezzo dopo, rientrando tra i benificiari dell'indulto. Il caso suscita l'interesse della stampa, e così nel 2006 Mastella incarica un'indagine sul magistrato colpevole di non aver depositato in tempo i documenti, che si conclude con un nulla di fatto.

Il Ministro Mastella ha bloccato la messa in onda della fiction in quanto, parole sue, "avrebbe potuto turbare la serenità dei giudici della Corte d’Assise di Appello che dal 13 dicembre si riuniranno in udienza proprio per il processo che riguarda l’assassinio di Graziella Campagna".

Qualcuno potrebbe invece sospettare che il nostro onorevole voglia prevenire possibili dubbi sull'efficacia della Giustizia Italiana e/o che il tema dell'indulto torni d'attualità in un momento e in un modo a lui scomodo. Insomma meglio che la gente non sappia, anche se si tratta soltanto di una fiction. Una fiction!

Qualcun altro potrebbe invece fantasticare sul fatto che non viviamo in un paese completamente libero, in cui il rapporto tra media e potere politico assomiglia più a un'orgia che alla coesistenza di due entità distinte. Ma queste sono solo supposizioni.



23 novembre 2007

Savoy-Hardy

I Savoia, o meglio ciò che ne resta, sono in Italia solo da un paio d'anni, ma si sono subito immedesimati nella parte. Ospiti dei salotti televisivi si sono presentati come si confà a degli autentici vip. Perché questo è ciò che conta qui da noi. Si sono fatti intercettare, indagare e chiedono risarcimento per le sofferenze subite prima di posare piede sull'italico suolo (sono convinto che un giorno chiederanno i danni per essere stati fatti rientrare). Manca soltanto che fondino un partito o che ammazzino un famigliare e possono orgogliosamente dichiararsi a pieno titolo italiani.
La "nostra" Giustizia è peraltro talmente stravagante che potrebbe anche dare loro ragione. Il RIS di Parma ci sta già lavorando. Pare infatti che la situazione fosse troppo poco confusa: i Savoia, gli avvocati e lo Stato. Insomma nemmeno un povero disgraziato con un alibi sospetto.
In compenso quel simpaticone di Emanuele Filiberto e l'integerrimo genitore possono sempre andare allo stadio: le curve che verranno interdette agli ultras potranno essere aperte a famiglie e scolaresche. Speriamo che non manchi un poliziotto distratto.

20 novembre 2007

Il mio amore non è peccato

Ricordate Don Sante, il padre Ralph di Monterosso, paesino in provincia di Padova che l'estate scorsa è balzato alle cronache perchè reo confesso di essere da tempo legato ad una donna dalla quale potrebbe aver avuto un figlio? Sostenuto dai suoi fedeli che da subito gli avevano fatto scudo, si era opposto con fermezza al proprio vescovo e aveva giurato: "io non mi dimetto".
Era così riuscito a proporre la questione assai spinosa del celibato dei preti. Era andato contro i suoi superiori, aveva cercato di modernizzare la Chiesa, di svecchiare le leggi clericali, sostenendo che i tempi sono cambiati e che i sacerdoti devono prendere coscienza della vita laica dei fedeli per essere a loro il più vicino possibile. Cosa che Don Sante ha fatto alla lettera! Un vento nuovo di modernizzazione sembrava dunque smuovere i pilastri della Chiesa e invece... Il nostro impavido giustiziere dei pretini di campagna si è infine piegato alla volontà del vescovo e si e dimesso.
Tolto l'abito talare e abbandonato il ruolo di guida spirituale della sua comunità, ha voluto comunque mantenere il suo compito di guida, perciò è salito su un camion e ora fa l'autotrasportatore. Il tutto naturalmente non prima di aver scritto, con l'aiuto di un giornalista, un libretto (perchè se oggi non pubblichi almeno un libro non sei nessuno) che Mondadori ha pubblicato al volo: Il mio amore non è peccato, volumetto nel quale il prete svela le origini e i particolari della sua storia d'amore.
Purtroppo c'è da credere che il libro venderà pure un discreto numero di copie conoscendo la morbosa curiosità di molti per queste love story stile uccelli di rovo. Ma non è tutto. Ingaggiato da un agente di veline schedine e paperette, don Sante ha permesso che la sua amata fosse fotografata in esclusiva da un giornaletto gossiparo ed è stato, e di sicuro in futuro lo sarà ancora più spesso, ospite dei salotti buoni della tv. Ha scelto di diventare un fenomeno mediatico (o da baraccone? Talvolta il confine è labile) e così la sua causa, giusta o sbagliata che fosse, sarà fagocitata del pettegolezzo televisivo e non solo. Avevo sognato un Don Sante paladino di una nuova era, invece temo che me lo ritroverò inquilino del prossimo Grande Fratello... anzi direttamente sull'isola, dato che la sua celebrità ha già superato quella di Malgioglio.

29 ottobre 2007

Bono e bravo

Paul Hewson, quarantasettenne irlandese, è sempre prodigo di consigli per tutti. Musicista di indiscusso talento, è una persona dotata di una sensibilità eccezionale e dopo aver venduto dischi a palate ha capito che la sua posizione e la sua arte possono essere impiegate non solo per guadagnare cifre sbalorditive, ma anche per attirare l’attenzione delle masse su problemi seri. Paul, che noi tutti conosciamo con il benevolo nomignolo di Bono, si è dato un gran da fare negli ultimi anni per sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi su temi delicati come l’Aids e la fame nel mondo, e più volte ha esortato i presidenti delle nazioni occidentali a ridurre se non cancellare i debiti dei paesi poveri. Lui e i suoi tre compagni di ventura, dal canto loro, sono famosi per fare molta beneficenza, specie a se stessi. Pur essendo dublinesi doc hanno fatto propri gli italici precetti del predica bene e razzola male. Non hanno commesso nulla di illegale, almeno fino a indagini concluse, ma hanno di certo già fatto una pessima figura. Il governo irlandese pretende troppo dai diritti d’autore delle loro opere così hanno trasferito la società che controlla i loro interessi, la U2 Ltd, nei Paesi Bassi, dove a quanto pare gli artisti sono meno tartassati dalle imposte. Curioso poi notare come i loro nomi non figurino nel direttivo di tale società e delle sue controllate, ma che a bilancio siano presenti i sontuosi stipendi di cinque dipendenti (forse Bono, The Edge, Clayton, Mullen e il manager McGuinness?) che da soli hanno guadagnato diciotto milioni di euro, quasi il totale di quanto incassato dalla U2 Ltd, al loro primo anno di assunzione. Al di là dei soldi che possono aver (meritatamente) guadagnato consumando i polpastrelli sulle corde delle loro chitarre, per i quali non possiamo che nutrire profonda invidia, resta la delusione per un comportamento decisamente poco coerente oltre che tristemente inelegante. Ma come diavolo farà ora l’Irlanda a cancellare il debito dei paesi poveri senza il contributo degli U2?

25 ottobre 2007

Una vita da operaio

Enzo Rossi è un uomo con degli ideali, ma non è un idealista. È un self-made man di ultima generazione, sicuramente uno dei pochi di quest’epoca, forse uno degli ultimi. A quarantadue anni la sua condizione di imprenditore (possiede un pastificio industriale a Campofilone, Ascoli Piceno) lo pone in una posizione privilegiata, ma è uno che sa cosa significa sudarsi la pagnotta o nel suo caso la tagliatella, perché anche lui si è trovato in difficoltà, come non perde occasione di ricordare. La sua sensibilità sull’argomento salariale ha scatenato in lui uno spirito empirico senza precedenti: non è giusto che le sue due figlie non conoscano il sacrificio, non è giusto che non sappiano quanto sono più fortunate della media dei loro compagni di scuola. Il signor Enzo Rossi è tornato a casa una sera con la soluzione, e tra una carezza e un buffetto l’ha confidata alla moglie: vivremo per un mese come le nostre operaie. Detto, fatto: per un mese gli stipendi in casa Rossi sono stati portati a mille euro. Mille per l’illuminato Enzo e mille per la paziente moglie, sua collaboratrice. In tutto duemila per far campare la famigliola di quattro persone. Senza aiuti esterni, ma anche senza mutuo o affitto, rate o bollette… Soltanto un mese. Per tanti la normalità, per loro un’eccezione. Non sappiamo quale fosse lo standard precedente all’esperimento, ma sappiamo per certo che al venti del mese il signor Rossi si accorge di aver finito i soldi e gli succede in modo drammatico: si trova al bar all’ora dell’aperitivo e nell’intenzione di offrire da bere ad alcuni amici, infila una mano in tasca realizzando l’amara scoperta. Un fulmine sulla via per Damasco: se non ce la fa lui non può farcela nessuno dei suoi dipendenti. Infervorato se ne torna in ufficio per firmare l’aumento di duecento euro per le sue amate operaie. Bravo, anzi bravo due volte: la prima per il bell’esempio, la seconda per essersi prodigato a dirlo ai giornalisti. Imprenditore, amministratore e addetto stampa. Manca solo che scenda in politica.

09 ottobre 2007

Conflitto d'emittenze

L’Unione Europea si appresta ad agire contro l’Italia. Saremo puniti. E questo perché il Parlamento non è ancora stato in grado di approvare il disegno di legge che il Ministro per le Telecomunicazioni Paolo Gentiloni ha presentato lo scorso gennaio, che ha come unico scopo quello di dare un’aggiustatina alla famosa Legge Gasparri e accolto da Berlusconi con le seguenti parole: “non è un disegno di legge, ma un piano criminale verso il capo (il capo?) dell’opposizione e verso le sue proprietà private”. Una legge che, vale la pena ricordarlo, è oscura persino al suo stesso autore. Vi ricordate gli incentivi sull’acquisto dei decoder per il digitale terrestre tanto pubblicizzati da diventare un tormentone? Quella! Una legge che secondo Fedele Confalonieriregala a Mediaset un bacino di crescita potenziale di 1-2 miliardi di euro”. Una legge che fu sbandierata ai quattro venti come simbolo di grande progresso dal governo berlusconiano quanto bollata come immorale da chi allora stava all’opposizione (ahh il conflitto d’interesse…). Bene, questa bella legge fu bocciata dall’Unione Europea. Questo però non è stato altrettanto pubblicizzato con volantini e spot. Applausi dalla sinistra. Smorfie di disappunto dalla destra. Cosa è successo dopo? Niente. Risultato? Nessuno l’ha ancora cambiata, ma se gli italiani non dicono nulla perché ormai talmente assuefatti agli abusi da aver perso la capacità di indignarsi, per una volta tanto ci pensa Bruxelles a dire la sua. Come al solito la destra fa i propri interessi e la sinistra… pure. Intanto in Europa ci ridono dietro. Tanto per cambiare.

05 ottobre 2007

Clemente rastrella

La gente è proprio cattiva. Facile prendersela con chi è più esposto e quindi più passibile di critiche. Provate un po’ voi a fare il Ministro della Giustizia, in un Paese come il nostro. Provate un po’ voi a farlo dopo essere stato testimone di nozze di un pentito mafioso. (Pentito sì, ma dopo il matrimonio…) Provate un po’ voi in tempi così difficili, tempi in cui mandare un politico a quel paese pare essere più facile di una moda. Provate voi a far rispettare la vostra posizione sotto l’attacco mediatico di Flores e compagni (compagni mica a caso) in prima serata. L’onorevole (onorevole mica a caso) Mastella ci è rimasto male poverino. Ma come? Lui che ha fatto, fa e ha tutte le intenzioni di fare tanto per il nostro Paese viene accolto a male parole e additato come simbolo della mala-politica? Siamo un popolo di ingrati. La delusione dev’essere stata atroce per uno che ha tanto a cuore gli italiani. Forse ha anche pianto. Di certo ha posto il capoccione sul petto della signora Mastella e piagnucolato “ce l’hanno tutti con me, anche quei cattivoni dei blogsss”. Come può una moglie premurosa rimanere insensibile a un fatto come questo? Ingiurie! Falsità! Menzogne! Il popolo del web (una massa schiumosa non meglio identificata, ndr) sta rovinando la vita dei Mastella! È profondamente ingiusto. È ora che i blog chiudano. Se devono parlare male di suo marito è ora che spariscano. Giù la maschera, prendetevi le vostre responsabilità o vi denuncio. E a chi? Ai Carabinieri? Alla Polizia? No, direttamente al… Ministro della Giustizia, che ora chiede di oscurare (sottolineo oscurare) per primo l’indirizzo http://www.mastellatiodio.blogspot.com/. Egregio Ministro, da cittadino italiano (e dunque come suo datore di lavoro) mi permetto di chiederle con quale accusa. Quale sarebbe il reato contestato al suddetto blog e a tutti gli altri coinvolti nelle polemiche di questi giorni come http://www.dementemastella.blogspot.com/ o http://www.clementepastella.blogspot.com/? È un reato dichiarare il proprio odio o antipatia verso un’altra persona? Posso essere d’accordo che non sia una cosa elegante o opportuna, ma non capisco perché non si possa fare. Certo io non so cosa si prova, forse io per primo sarei infastidito se sapessi che ci sono persone talmente logorate dalla mia presenza da spendere il loro tempo per produrre materiale su di me anziché andare a giocare a squash (anche se a pensarci bene forse ne sarei lusingato…). Diffamazione? Calunnie? Sostengono forse il falso? Sono forse entrate in Rai perché raccomandate da Ciriaco De Mita? Hanno forse vinto la loro prima elezione nel 1976 dopo aver telefonato ad ogni elettore della sezione dalla sede Rai di Napoli fingendosi il direttore della medesima e consigliando la propria candidatura? Percepiscono forse la pensione dall’ordine dei giornalisti dopo un anno e poco più di servizio e poche migliaia di euro di contributi figurativi pur ricevendo ogni mese una sontuosa indennità parlamentare? Rastrelliamo caro Ministro, rastrelliamo i dissidenti prima delle prossime elezioni. Ma stia tranquillo sappiamo che lei le vincerà. Non importa se con la destra o la sinistra: Mastella c’è e ci fa, ci sarà e ci farà.

p.s.: se fondassimo un Mastella Antifans Club per quale violazione della buona educazione potrei essere condannato? Mamma tu che dici, mi arrestano?

04 ottobre 2007

Io la speranza la butto nei rifiuti

L’emergenza energetica non è che all’inizio. La nostra schiavitù dal petrolio sta per iniziare la sua fase terminale. Il tono apocalittico è d’obbligo: il greggio è arrivato a costare 80 dollari a barile e le previsioni dicono che entro Natale 2008 sfonderà quota 100. Anche la AIE, l’agenzia per l’energia dell’Ocse, lo ha ammesso: entro il 2012 (fra quattro anni!!) la domanda potrebbe superare l’offerta e di conseguenza il mondo si troverà a corto di petrolio. Il quadro non è per nulla confortante. Il capo degli economisti della AIE Fatih Birol ha dichiarato recentemente a Le Monde: “Senza una crescita esponenziale della produzione irachena, nel 2015, quale che possa essere l’offerta dell’Arabia Saudita, il mondo andrà a sbattere contro un muro”. Al momento la stima delle risorse petrolifere, tra nuove scoperte e sfruttamento dei giacimenti già esistenti, non dovrebbe arrivare ai duemila miliardi di barili. Sembra tanto? Non lo è. Ne consumiamo infatti trenta miliardi l’anno, ma la cifra è destinata ad aumentare nell’immediato futuro in maniera esponenziale, tanto da far prevedere alla stessa AIE un consumo nel 2025 di 116 milioni di barili di greggio al giorno. Un’enormità. Buona parte della colpa di questa esplosione è da imputare ai paesi in via di sviluppo come la Cina e l’India il cui boom industriale comporta scompensi sugli assetti economici mondiali. Fonti energetiche incluse. Le nuove economie crescono e sono affamate. Per di più inseguono modelli di consumismo occidentali che, nello scenario che si prefigura, diventano pericolose iperboli proprio nel momento in cui tali modelli mostrano i propri limiti. Non ci sono solo la Cina e l’India, sono molti altri i mercati per i quali si prevede un aumento della domanda, primi fra tutti gli stessi Paesi dell’Opec, che per rispondere alla crescente richiesta interna saranno costretti a diminuire le esportazioni. Non basterà dunque far lievitare il prezzo. In pratica la produzione nei prossimi anni aumenterà, ma non abbastanza da rispondere agli aumenti della domanda che entro breve supererà di gran lunga l’offerta. In questo scenario drammatico si è però acceso il lumicino di una speranza. Si tratta di un’invenzione, una vera invenzione, una di quelle che possono realmente cambiare le sorti del mondo. Al di là della retorica la scoperta dell’ingegner Luciano Patorno, genovese di 63 anni, e della sua socia in affari Nancy Ho (biologa statunitense di 71 anni) potrebbe traghettarci verso un futuro migliore, un futuro sostenibile, senza per giunta intaccare le nostre abitudini quotidiane. I due sono riusciti a convertire in etanolo i rifiuti urbani, dando vita alla migliori delle ipotesi: energia pulita ed economicamente vantaggiosa per tutti, nessun escluso. Ci liberiamo dai rifiuti e produciamo energia, senza affamare il Terzo Mondo. Sembra un’utopia e invece è realtà: in Canada è già in funzione la prima “bioraffineria” progettata dall’ingegner Patorno che produce, partendo da rifiuti ricchi di cellulosa, vero e proprio carburante e lo vende alla Shell. Si tratta di E85: 85% di etanolo e 15% di benzina. Una miscela che con un piccolo ritocco ai motori attuali (niente di rivoluzionario dunque anche per gli amanti del rombo classico) potrà essere utilizzato al 100% dalle nostre vetture, trattandosi di alcol etilico completamente privo di acqua. Non solo: l’E85 presenta un contenuto energetico tre volte superiore a quello dell’etanolo tradizionale ed elimina del 75% la produzione di anidride carbonica, principale causa dell’effetto serra; abbassa del 5-10% le emissioni di ossidi di azoto e zolfo ed è privo di metalli pesanti; azzera le polveri sottili ed è totalmente biodegradabile; infine ha un prezzo alla produzione di 0,30 euro al litro, vale a dire lo stesso della benzina verde e la metà del bioetanolo derivato dal mais. Controindicazioni? Nessuna! E dove sta la fregatura? Per una volta tanto la fregatura non c’è. Il costo di una raffineria secondo Patorno è di circa 65 milioni di euro. In pratica se lo Stato decidesse di costruirne 100 investirebbe circa 12.500 miliardi di lire (in pratica un terzo della finanziaria) liberando per sempre il Paese dalla schiavitù della benzina. Sarà per questo che nessuno in Italia non ha ancora mosso un dito?

28 settembre 2007

Un sms da divorzio

Capita a tutti di sbagliare un numero di telefono. Quante volte inviamo per errore un sms alla persona sbagliata. A me capita di continuo... Il problema, in genere, si risolve inviando un nuovo sms con qualche parola di scusa contornata da apodittiche considerazioni sulla propria demenza senile in precoce stato d'avanzamento. Ma non sempre sono sufficienti due parole di prostrazione. Le conseguenza possono assumere toni drammatici se, ad esempio, la persona che riceve il messaggio è vostra moglie e diventano irrimediabili se l'sms in questione era destinato alla vostra amante che da tanto custodivate nell'ombra. Questo è ciò che è successo a Shane Warne, noto campione di cricket australiano (ma oggi ancor più noto per le sue distrazioni), che per una fatale coincidenza digitale si è inesorabilmente giocato il matrimonio.
"Ciao bellezza, sto parlando coi miei figli, la porta sul retro e' aperta"
questo il messaggio incriminato inviato da Warne dalla sua casa in Inghilterra.
''Hai scritto alla persona sbagliata''
gli ha semplicemente risposto dall'Australia la moglie, Simone Callahan, la quale non ha ovviamente preso bene la cosa, anche se da donna credo sia rimasta più delusa dalla stupidità del marito che non dal suo tradimento. Ah gli uomini. Con grande signorilità ed una reazione a dir poco pacata, la (ex) signora Warne, ha chiesto definitivamente la separazione, concedendo alla stampa anche una battuta:

''Non abbiamo cancelli che danno sul retro, quindi quella ragazza avrà dovuto
pure scavalcare il recinto. Che patetici!"

Non voglio inoltrarmi in una questione etica e morale e dare un giudizio sul giusto o sbagliato, quello lo lascio alla coscienza di ognuno di voi, ne tanto meno voglio occuparmi della eterna diatriba se sia meglio confessare un tradimento o tacere per sempre per il bene del partner o più semplicemente per il bene nostro. Penso soltanto che se devi commettere un'azione per quanto vergognosa e inaccettabile, nel momento in cui devi farla, falla almeno nel migliore dei modi. Un po' di professionalità, e che diamine!


24 settembre 2007

Acquistare l'informazione

Marcello Dell'Utri, un nome un avviso di garanzia. Un uomo la cui capacità di riproporsi nelle italiane vicende è seconda solo alle sue possibilità imprenditoriali, a quanto pare. Già perché il pregiudicato senatore forzista è da poco diventato novello editore, e mica di un giornaluccolo qualsiasi, bensì di un bel quotidiano, per la precisione il decimo in ordine di importanza e diffusione nel nostro paese. Ma procediamo con ordine. Era la metà dello scorso luglio quando il quotidiano E-Polis fondato da Nicola Grauso (già in precedenza noto come il Bill Gates di Orgosolo), e presente con 15 edizioni in altrettante città italiane, interrompeva la pubblicazione nonostante i dati Ads relativi alla sua diffusione fossero molto incoraggianti. Dopo quasi tre anni di attività, il giornale diretto da Antonio Cipriani con ben 160 mila copie era riuscito ad approdare nella top-ten dei quotidiani più venduti in Italia, nonostante, aggiungo io, un taglio sinistrorso... In realtà l'interruzione pare essere stata causata dalla rottura dei rapporti tra Garuso e lo stampatore Umberto Seregni (pare che quest'ultimo vantasse un credito di 19 milioni di euro... e che non fosse l'unico debito della società...). I primi a pagarne le conseguenze furono ovviamente i dipendenti: 130 giornalisti furono invitati ad andare in ferie e molti di loro erano anche in scadenza di contratto. La buona notizia di settembre è che il quotidiano ha riaperto i battenti e dal 10 ha ricominciato a circolare. Il salvatore ha la faccia e il portafoglio di Alberto Rigotti, già vicepresidente della Infracom e fondatore della banca d'affari Abm Merchant, che attraverso la società Valore editoriale srl è diventata la nuova azionista di maggioranza del gruppo. Il nuovo cda, presieduto da Alberto Rigotti, è così composto: Luigi Barone (direttore centrale Antonveneta Abn Amro e direttore generale di VenetoSviluppo spa), il senatore Marcello Dell'Utri (presidente fondazione Libreria via Senato, presidente e AD di Publitalia), Nicola Grauso, Felice Emilio Santonastaso (titolare cattedra diritto commerciale presso La Sapienza di Roma) e lo stampatore Umberto Seregni. La prima riunione del cda ha deliberato la ricapitalizzazione del gruppo, e il cambio di ragione sociale della controllata Epm (concessionaria di pubblicità) in Publiepolis spa (un nome un programma...) al cui vertice è stato posto il senatore Dell'Utri. La ripresa delle attività del quotidiano è stata subito accompagnata dalla denuncia della Fnsi: l'organico è stato ridotto (30 giornalisti non sono stati richiamati) e le redazioni locali sono state cancellate (è rimasta aperta soltanto la redazione centrale di Cagliari). Inoltre pare non essere stata concordata "nessuna garanzia professionale", "l'assetto proprietario non è chiaro e non sono stati pagati gli stipendi arretrati ai redattori, né i contributi previdenziali di molti mesi, né i compensi ai 200 collaboratori". Ma perché mai una cordata di centrodestra capitanata da un pregiudicato di fede berlusconiana dovrebbe interessarsi a un quotidiano (quasi quasi di centrosinistra) in crisi? La risposta è semplice: è la più conveniente delle pubblicità elettorali. La perplessità sulle intenzioni di questa acquisizioni mi sono state confermate dalle parole di un amico che lavora per il gruppo e che era presente alla prima riunione tenuta dal senatore. Intenzione di Dell'Utri, secondo il suo discorso inaugurale, sarebbe quella di "modificare l'opinione pubblica"... "riuscendo a penetrare in modo particolare le zone più ostili al centrodestra"... In pratica Dell'Utri e soci si sono comprati uno strumento eccezionale di propaganda per penetrare le fasce che non sono colpite dai normali cartelloni blu...