Marco Travaglio risponde a Massimo D'Alema e spiega 15 anni di inciuci.
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08 gennaio 2010
Il partito unico dell'amore
24 settembre 2007
Acquistare l'informazione
Marcello Dell'Utri, un nome un avviso di garanzia. Un uomo la cui capacità di riproporsi nelle italiane vicende è seconda solo alle sue possibilità imprenditoriali, a quanto pare. Già perché il pregiudicato senatore forzista è da poco diventato novello editore, e mica di un giornaluccolo qualsiasi, bensì di un bel quotidiano, per la precisione il decimo in ordine di importanza e diffusione nel nostro paese. Ma procediamo con ordine. Era la metà dello scorso luglio quando il quotidiano E-Polis fondato da Nicola Grauso (già in precedenza noto come il Bill Gates di Orgosolo), e presente con 15 edizioni in altrettante città italiane, interrompeva la pubblicazione nonostante i dati Ads relativi alla sua diffusione fossero molto incoraggianti. Dopo quasi tre anni di attività, il giornale diretto da Antonio Cipriani con ben 160 mila copie era riuscito ad approdare nella top-ten dei quotidiani più venduti in Italia, nonostante, aggiungo io, un taglio sinistrorso... In realtà l'interruzione pare essere stata causata dalla rottura dei rapporti tra Garuso e lo stampatore Umberto Seregni (pare che quest'ultimo vantasse un credito di 19 milioni di euro... e che non fosse l'unico debito della società...). I primi a pagarne le conseguenze furono ovviamente i dipendenti: 130 giornalisti furono invitati ad andare in ferie e molti di loro erano anche in scadenza di contratto. La buona notizia di settembre è che il quotidiano ha riaperto i battenti e dal 10 ha ricominciato a circolare. Il salvatore ha la faccia e il portafoglio di Alberto Rigotti, già vicepresidente della Infracom e fondatore della banca d'affari Abm Merchant, che attraverso la società Valore editoriale srl è diventata la nuova azionista di maggioranza del gruppo. Il nuovo cda, presieduto da Alberto Rigotti, è così composto: Luigi Barone (direttore centrale Antonveneta Abn Amro e direttore generale di VenetoSviluppo spa), il senatore Marcello Dell'Utri (presidente fondazione Libreria via Senato, presidente e AD di Publitalia), Nicola Grauso, Felice Emilio Santonastaso (titolare cattedra diritto commerciale presso La Sapienza di Roma) e lo stampatore Umberto Seregni. La prima riunione del cda ha deliberato la ricapitalizzazione del gruppo, e il cambio di ragione sociale della controllata Epm (concessionaria di pubblicità) in Publiepolis spa (un nome un programma...) al cui vertice è stato posto il senatore Dell'Utri. La ripresa delle attività del quotidiano è stata subito accompagnata dalla denuncia della Fnsi: l'organico è stato ridotto (30 giornalisti non sono stati richiamati) e le redazioni locali sono state cancellate (è rimasta aperta soltanto la redazione centrale di Cagliari). Inoltre pare non essere stata concordata "nessuna garanzia professionale", "l'assetto proprietario non è chiaro e non sono stati pagati gli stipendi arretrati ai redattori, né i contributi previdenziali di molti mesi, né i compensi ai 200 collaboratori". Ma perché mai una cordata di centrodestra capitanata da un pregiudicato di fede berlusconiana dovrebbe interessarsi a un quotidiano (quasi quasi di centrosinistra) in crisi? La risposta è semplice: è la più conveniente delle pubblicità elettorali. La perplessità sulle intenzioni di questa acquisizioni mi sono state confermate dalle parole di un amico che lavora per il gruppo e che era presente alla prima riunione tenuta dal senatore. Intenzione di Dell'Utri, secondo il suo discorso inaugurale, sarebbe quella di "modificare l'opinione pubblica"... "riuscendo a penetrare in modo particolare le zone più ostili al centrodestra"... In pratica Dell'Utri e soci si sono comprati uno strumento eccezionale di propaganda per penetrare le fasce che non sono colpite dai normali cartelloni blu... 22 maggio 2007
Dell'Utri e le sponsorizzazioni
Vorrei sottoporre all'attenzione di coloro che si imbattono casualmente o volutamente in questo blog una lettera del giornalista Marco Travaglio pubblicata quest'oggi sul blog di Beppe Grillo."Caro Beppe,vorrei comunicare a tutti gli amici del blog l’ultima notizia scomparsa di una lunga serie. Il 15 maggio 2007 la III Corte d’appello di Milano ha condannato il senatore forzista Marcello Dell’Utri e il boss della mafia di Trapani Vincenzo Virga a 2 anni per ciascuno per tentata estorsione. Nessun giornale, a parte l’Unità e il Corriere della sera, l’ha scritto. Nessun telegiornale o programma televisivo, tranne Annozero, l’ha detto. L’Ansa, onde evitare che qualcuno se ne accorgesse, ha dedicato alla cosa ben sette righe e mezza, sotto questo titolo depistante: “Sponsorizzazioni: confermata in appello condanna Dell’Utri”. Come se il reato fosse la sponsorizzazione. Nel testo, si spiegava (si fa per dire) che l’estorsione riguardava imprecisate “modalità di sponsorizzazione della Pallacanestro Trapani”. Quanto a Virga, l’Ansa “dimenticava” di spiegare che è un boss mafioso, vicinissimo a Provenzano, arrestato dopo lunga latitanza nel 2001 e condannato all’ergastolo per mafia e omicidio.Riepilogo brevemente i fatti. Nel 1990 il presidente della Pallacanestro Trapani, Vincenzo Garraffa, medico e futuro deputato del Pri, cerca uno sponsor per la sua squadra, neopromossa in serie A2. Publitalia, la concessionaria Fininvest presieduta da Dell’Utri, lo mette in contatto con la Dreher-Heineken. Si firma il contratto: per 1 miliardo e mezzo di lire, i giocatori esibiranno sulle magliette il logo della “Birra Messina”, marchio italiano della multinazionale tedesca. Garraffa paga la provvigione a Publitalia: 170 milioni. Ma due funzionari della concessionaria berlusconiana battono cassa e pretendono da lui altri 530 milioni, in nero. In pratica, Publitalia vuole indietro la metà del valore della sponsorizzazione, ovviamente sottobanco. Garraffa rifiuta e, ai primi del ’92, incontra Dell’Utri a Milano. Gli spiega di non disporre di fondi neri e di non poter pagare senza fattura. Dell’Utri – come denuncerà Garraffa – lo minaccia: “Ci pensi, abbiamo uomini e mezzi per convincerla a pagare”. Garraffa non paga. E, qualche settimana dopo, riceve nell’ospedale di cui è primario una visita indimenticabile: quella del capomafia Vincenzo Virga, scortato da un guardaspalle. Virga è di poche parole: “Sono stato incaricato da Marcello Dell’Utri e da altri amici di vedere come è possibile risolvere il problema di Publitalia”. Garraffa ribatte: “Senza fattura, non intendo pagare”. E Virga: “Capisco, riferirò. Se ci sono novità, la verrò a trovare…”.L’anno seguente la Pallacanestro Trapani, nonostante i successi sul campo, non trova più uno sponsor. Garraffa s’inventa un’autosponsorizzazione antimafia, ovviamente gratuita, con lo slogan “L’Altra Sicilia”. Che gli porta fortuna: la squadra viene promossa in serie A. Maurizio Costanzo invita lui e i suoi giocatori a parlarne al “Costanzo Show”, su Canale5. Ma poi, all’ultimo momento, cambia idea e disdice l’invito. Garraffa ci vede lo zampino di Dell’Utri. E denuncia tutto ai magistrati di Palermo. Che trasmettono gli atti, per competenza, al Tribunale di Milano. Qui Dell’Utri e Virga vengono condannati per tentata estorsione aggravata a 2 anni a testa. L’altro giorno, la Corte d’appello ha confermato le condanne.Ora manca soltanto la Cassazione. Dell’Utri intanto è stato condannato definitivamente a 2 anni per false fatture in altre sponsorizzazioni gonfiate e in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Naturalmente, visto il pedigree, rimane a pie’ fermo in Parlamento e viene pubblicamente elogiato per la sua “intelligenza” da diessini dalemiani come Nicola Latorre (niente a che vedere con Pio La Torre, ammazzato dalla mafia) e ossequiosamente intervistato da giornali e tv su tutto lo scibile umano, fuorchè sulle sue condanne.Come ricorda Daniele Luttazzi nel suo ultimo spettacolo, Daria Bignardi l’ha recentemente invitato alle “Invasioni barbariche” su La7 e ha subito premesso: “Non parliamo dei suoi processi”. Dell’Utri, comprensibilmente, non ha avuto nulla da obiettare. Anzi, ha aggiunto che il suo giornalista preferito è Luca Sofri. Che, guardacaso, è il marito della Bignardi. Ecco, dei processi di Dell’Utri è meglio non parlare mai. Il senatore ha uomini e mezzi per convincere."
Marco Travaglio
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